La pittura non è affatto morta e sepolta: perciò il Premio Burano può risorgere

Da Gente Veneta del 25.02.2006 
A margine di un convegno a Venezia
La pittura non è affatto morta e sepolta: perciò il Premio Burano può risorgere

di Ernani Costantini
Frotte di artisti la praticano ancora e la gente la richiede: è la pittura, dono di pace e di poesia, di cui c’è ancora bisogno. Anche a Venezia
Giovedì 16 scorso si è riunito nella sede del Circolo Artistico a Palazzo delle Prigioni, a Venezia, un folto gruppo di persone per studiare l’opportunità di far rinascere il Premio Burano di Pittura, che tanta eco aveva suscitato ai suoi tempi (1946). Il Premio infatti, se fosse ancora vivo, compirebbe oggi sessant’anni, ma per una infinità di ragioni, dopo alcuni tentativi di farlo rinascere, è stato “sostituito” da una manifestazione più limitata denominata “Invito al colore”-
 Alla riunione, coordinata da Bruno Rosada, partecipavano il presidente dell’Ass. Artistica e Culturale di Burano comm. Emilio D’Este che l’aveva indetta, il sen. Marino Cortese e l’avv. Federico Fontanella.
 D’Este ha fatto brevemente la storia del Premio che dopo alcuni anni dalla sua istituzione (primo concorso in Italia e forse al mondo bandito dopo la seconda guerra mondiale), cadde, per mancanza di volontà politiche e di fondi, nel dimenticatoio.
 Ripreso nel 1972 con una mostra storica e una di produzioni attuali, organizzato da una Commissione di cui facevano parte Giuseppe Marchiori, Virgilio Guidi, Guido Perocco, Toni Toniato, il sottoscritto e altri che non ricordo, scomparve nuovamente per poi essere riorganizzato nel 1983 con due edizioni, specie la prima, di notevole risonanza. Da allora non si parlò più di Premio Burano.
 Alla riunione, della quale sarebbe troppo lungo riportare i numerosi interventi, – oltre che dei già nominati Rosada, Cortese, Fontanella, anche quelli di Mario De Biasi, di Toni Toniato e di Enzo Di Martino, bisogna sottolineare che è stato detto di tutto e il contrario di tutto, tante sono le opinioni sull’argomento, che spaziano dal rinverdire la popolare tradizione pittorica all’inserimento delle nuove proposte della cultura di moda.
 Un signore di Burano, che non ha detto il suo nome, ha affermato che bisogna tener conto che a Burano ci sono “anche” i buranelli; non si è capito se volesse avanzare l’idea di una supervisione da parte dei locali o di una diretta partecipazione alle scelte programmatiche.
 Ma il colpo basso l’ha dato Toniato quando, nel suo breve e lucido intervento, ha detto tra le altre cose che la pittura, come tale, è “morta e sepolta” e che sarebbe pertanto inutile rifare un “premio di pittura”. Più conciliante, ma anch’egli su posizioni di questo tipo, è stato Enzo Di Martino. Si tratta degli unici due critici d’arte di notevole importanza presenti alla manifestazione, ma lontani da quello spirito che sembrerebbe dover orientare la rinascita del Premio, che si dibatte dunque tra ambizioni biennalesche e tradizioni lagunari.
 Vorrei davvero che l’amico Toniato sbagliasse, ma la pittura è morta e sepolta per lui e per uno striminzito mondo di intellettuali che la pensano come lui, perché oggi il vento del “potere artistico” soffia da quella parte. Mentre frotte di pittori la praticano ancora e la gente la richiede; e lo diciamo se non altro basandoci sull’afflusso di pubblico alle mostre di pittura antica e moderna che si realizzano ovunque e alle code alle porte dei musei.
 Della buona pittura, come dono di pace e di poesia c’è assoluto bisogno e l’ambiente lagunare, con Burano e le isole intorno, ne può suggerire le tematiche.
 E’ importante, come ha detto D’Este, che gli artisti le sentano e le interpretino secondo la loro particolare sensibilità. Per altre cose c’è la Biennale, che ha i mezzi e le strutture per essere presente nell’attualità. Che non e, a dire il vero, molto confortante.
 Ma si sa che parte della cultura moderna e odierna ha rifiutato e ripudiato la funzione “consolatoria” dell’arte per cercarla poi, tradendo se stessa e i suoi principi, nelle innumerevoli mostre di pittura che vengono organizzate dappertutto.
 Penso che bisognerà procedere, con grande umiltà, e realizzare un Premio Burano invitando a lavorare e ad esporre alcuni pittori di assoluto valore (e ce ne sono!); e poi affidarsi ad una giuria di accettazione che faccia spazio ad altri meritevoli che non sono ancora riconosciuti e rimandi a nuove prove quelli che non sono per ora all’altezza di figurare in una manifestazione, che vuol mantenere un livello di buona qualità.
 Si può fare certamente e così richiamare in laguna, a scoprirne la bellezza, veneziani e turisti. Proviamoci, dunque. Ma bisognerà che gli enti pubblici e le banche aprano un po’ il borsellino perché è risaputo che “sensa schei l’orbo no canta” 

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